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TIPOLOGIE
G. TORTOLANI, I “bianchi” e il compendiario nel salernitano
L’autore propone un primo “corpus” della produzione “compendiaria” sei-settecentesca di Salerno e Vietri ottenuto comparando alcune maioliche di accertata produzione “locale” con altre con attribuzioni dubitative o diverse. A tal scopo ha proceduto alla scomposizione e all’analisi degli ornati presenti sulle antiche targhe devozionali e di censo, su alcuni “bacini” murati in Vietri e dintorni e su numerosi frammenti da prospezioni archeologiche o da scavi occasionali di recente pubblicazione, e alla loro successiva comparazione con gli analoghi decori presenti su numerosi altri pezzi comparsi sul mercato antiquario o custoditi in raccolte pubbliche e private. La più antica targa vietrese, tutt’ora in loco a Raito, risale al 1627. Altre recano le date 1673 (Targa De Cesare, 1687 (Targa Giordano), 1689 (Piatto), 1705 (Targa De Simone), 1732 (Targa N. D. M.), 1732 (Targa “Benincasa”), 1738 (Bacino M. C. I. D.), 1747, 17?? (Targa “Albori”). Di più recente acquisizione agli studi sono le due targhe “Cioffi” di Marina di Vietri della seconda metà del Seicento. Della Badia di Cava è l’inedita ciotola con decorazione “a paesi”, recante sul retro del fondello la sigla S. T. (Santa Trinità) dell’abbazia, ed il piatto con stemma prelatizio irrisolto. Da Salerno proviene il piatto con lo stemma attribuito alla famiglia Della Corte o De Curtis, l’albarello con il blasone dei Longo e la maggior parte dei manufatti frammentari non sempre supportati da evidenze stratigrafiche.
Di particolare interesse è il recupero, in un locale del complesso di S. Maria di Piantanova, di un’ingente quantità di frammenti in stile compendiario attribuiti alle fabbriche locali. Altri ritrovamenti, meno cospicui ma non per questo di minore interesse, sono stati effettuati in altre zone del centro storico e sul Castello. Da Campagna, da Ravello e da Maiori provengono altri cocci che assieme a quelli scavati nella Certosa di Padula danno una prima immagine delle produzioni nel periodo compreso tra gli ultimi due decenni del XVI e la prima metà del XVIII secolo. La presenza di maestri faenzari trasferitisi da Castelli a Vietri, nel 1609, ed attivi a Salerno già nei primi due decenni di quel secolo con Salvatore Pardo e, in particolare, nel 1634, presso la faenzera alla “fiumara” di Porta Nova, in prossimità del citato Monastero di S. Maria, per “faticare” e “pittare” piatti, ha inoltre stimolato l’approfondimento dei rapporti tra i due centri di produzione dal quale è emersa la precoce autonomia acquisita dai faenzari locali tanto che già nel 1613 una loro produzione era definita “ad usanza de Vieteri”. 
Le tipologie dei decori, considerati sia singolarmente che nelle diverse combinazioni, sono descritti nel Catalogo allegato alle tavole (Tavv. I-XIV) ricche di oltre 200 immagini. Una particolare menzione meritano alcuni dettagli che, per la loro ripetitività e diffusione, appaiono simili a sigle e contribuiscono alla identificazione della ceramica vietrese. Tra i più caratteristici motivi marginali citiamo soltanto il “giglio a pennellata larga” che, in combinazione con i “filamenti uncinati”, è riscontrabile anche sulle caratteristiche “scafaree”, il “fiore a V”, la “linea ondulata” associata alle “fasce concentriche policrome”, il “giglio calligrafico”, la “scacchiera”, il “petalo” singolo e doppio. Tra quelli complementari da segnalare: lo sfondo a “pennellate acquose” e a “fasce a cromia alterna” gialla e turchina, la “cordigliera”, la schiera di “cipressetti”, i “cimieri tripetali”, la quinta di “cespi a cromia alterna” verde e gialla a cornice di vasi di farmacia. Alcuni particolari anatomici come le “mani”, i “volti” o le figure intere come quella del leone, dell’ uccello, del veliero, ecc..
Dall’insieme delle comparazioni analogiche è stato possibile apprezzare alcune figure di “pittori”, come il Maestro delle “figure corpose” in accordo con la concezione della bellezza florida sinonimo di prosperità e benessere, e ricondurre a Vietri maioliche attribuite, iniquamente o con il beneficio del dubbio, ad altri centri di produzione come: Castelli, Campania, Ariano Irpino, Cerreto Sannita, Napoli, Laterza, Puglia, Calabria, Montelupo, Spagna, Talavera de la Reyna. |